{"id":8236,"date":"2022-10-06T17:14:55","date_gmt":"2022-10-06T15:14:55","guid":{"rendered":"https:\/\/vabiola.org\/2022\/10\/06\/che-cose-il-portfolio-europeo-delle-lingue\/"},"modified":"2023-11-10T15:18:40","modified_gmt":"2023-11-10T14:18:40","slug":"che-cose-il-portfolio-europeo-delle-lingue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vabiola.org\/it\/2022\/10\/06\/che-cose-il-portfolio-europeo-delle-lingue\/","title":{"rendered":"Che cos&#8217;\u00e8 il Portfolio europeo delle lingue?"},"content":{"rendered":"\n<p><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-ast-global-color-0-color\">FONTE: <\/mark> D. Poco, Fr. Goullier e G. Hughes, <em>Il portafoglio europeo delle lingue: retrospettiva (1991-2011)<\/em><\/p>\n\n<h1 class=\"wp-block-heading has-medium-font-size\">Che cos&#8217;\u00e8 il Portfolio europeo delle lingue? Come \u00e8 nato?<\/h1>\n\n<ol class=\"wp-block-list\" type=\"1\">\n<li><em>1.1 <\/em><em>Descrizione<\/em><\/li>\n<\/ol>\n\n<p>Il Portfolio europeo delle lingue (PEL) del Consiglio d&#8217;Europa \u00e8 composto da tre parti obbligatorie:<\/p>\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>un <em>passaporto linguistico<\/em>, che fornisce una panoramica dell&#8217;identit\u00e0 linguistica dell&#8217;apprendente, indicando le lingue seconde\/straniere (L2) che sta studiando o ha studiato, le qualifiche linguistiche formali ottenute e le esperienze significative di utilizzo della L2. Questo documento contiene anche un&#8217;autovalutazione da parte del discente delle sue attuali competenze nella sua L2;<\/li>\n\n\n\n<li>una <em>biografia linguistica<\/em>, che viene utilizzata per stabilire gli obiettivi di apprendimento, monitorare i progressi dell&#8217;allievo e registrare e riflettere su esperienze linguistiche e interculturali particolarmente importanti;<\/li>\n\n\n\n<li>un <em>dossier<\/em>, che pu\u00f2 avere una funzione sia pedagogica sia di presentazione, in quanto viene utilizzato per conservare il lavoro in corso ma anche per presentare una raccolta di lavori che l&#8217;allievo ritiene riflettano al meglio le sue competenze in L2.<\/li>\n<\/ul>\n\n<ol class=\"wp-block-list\" type=\"1\">\n<li><em>1.2 <\/em><em>Funzioni<\/em><\/li>\n<\/ol>\n\n<p>Il PEL ha una funzione sia introduttiva che educativa. Nell&#8217;ambito della sua funzione di presentazione, integra i certificati e i diplomi rilasciati sulla base di esami formali, fornendo ulteriori informazioni sulle esperienze di apprendimento linguistico del discente, nonch\u00e9 prove concrete delle sue competenze e prestazioni in L2. Inoltre, riferisce sull&#8217;apprendimento delle lingue che avviene non solo nell&#8217;ambito dell&#8217;istruzione formale, ma anche al di fuori di essa. La funzione pedagogica del PEL \u00e8 quella di promuovere il plurilinguismo, migliorare la consapevolezza culturale, rendere il processo di apprendimento linguistico pi\u00f9 trasparente per l&#8217;allievo e sostenere lo sviluppo dell&#8217;autonomia dell&#8217;allievo. Queste due funzioni si intrecciano nel processo continuo di autovalutazione, fondamentale per un uso efficace del PEL.<\/p>\n\n<ol class=\"wp-block-list\" type=\"1\">\n<li><em>1.3 <\/em><em>Le origini<\/em><\/li>\n<\/ol>\n\n<p>La forma finale del PEL \u00e8 stata definita durante il progetto <em>Apprendimento delle lingue e cittadinanza europea <\/em> del Consiglio d&#8217;Europa (1989-96), ma lo strumento porta indubbiamente l&#8217;impronta dei precedenti progetti del Consiglio d&#8217;Europa. Cos\u00ec, la sua funzione di presentazione \u00e8 stata concepita per rispondere alle stesse preoccupazioni che hanno sostenuto le iniziative per la creazione di un sistema europeo di crediti per l&#8217;apprendimento della L2 da parte degli adulti negli anni &#8217;70 (ad esempio, Consiglio per la cooperazione culturale, 1979), mentre la sua funzione pedagogica riflette l&#8217;impegno del Consiglio d&#8217;Europa per lo scambio culturale, l&#8217;apprendimento permanente e l&#8217;autonomia dei discenti (si veda ad esempio Holec, 1979).<\/p>\n\n<p>L&#8217;impulso decisivo per la creazione dell&#8217;ELP \u00e8 venuto dal Simposio di R\u00fcschlikon ( <em>&#8220;Trasparenza e coerenza nell&#8217;apprendimento delle lingue in Europa&#8221; <\/em>), organizzato nel 1991 dalle autorit\u00e0 federali svizzere in collaborazione con la Conferenza svizzera dei ministri cantonali dell&#8217;educazione (CDPE). Infatti, nelle conclusioni dell&#8217;evento, i partecipanti hanno raccomandato al Consiglio d&#8217;Europa di incoraggiare lo sviluppo di un Quadro comune europeo di riferimento per l&#8217;apprendimento delle lingue e di istituire un gruppo di lavoro per esaminare le possibili forme e funzioni di un Portfolio europeo delle lingue. Il Quadro Comune Europeo (QCER; Consiglio d&#8217;Europa, 2001) aveva l&#8217;obiettivo di &#8220;promuovere e facilitare la cooperazione tra le istituzioni educative dei diversi paesi;  [d\u2019]  fornire una solida base per il riconoscimento reciproco delle qualifiche linguistiche;  [et d\u2019]  aiutare gli studenti, gli insegnanti, i progettisti di corsi, gli enti di certificazione e gli amministratori dell&#8217;istruzione a localizzare e coordinare i loro sforzi&#8221; (Consiglio per la cooperazione culturale, 1992: p. 37). Per quanto riguarda il PEL, esso &#8220;comprenderebbe una prima sezione che colloca le qualifiche ufficialmente rilasciate in relazione a una scala europea comune, un&#8217;altra in cui il discente terrebbe traccia delle esperienze fatte lungo il percorso, ed eventualmente una terza che riunirebbe esempi di lavoro svolto&#8221;. Gli elementi del portfolio che possono essere collocati con riferimento al Quadro comune dovrebbero essere collocati in questo modo&#8221; (ibid.: p. 40).<\/p>\n\n<p>Questa raccomandazione annuncia chiaramente la struttura tripartita del PEL (passaporto linguistico, biografia linguistica, dossier) e il suo legame con il <em>Quadro comune europeo di riferimento <\/em> per le lingue (QCER). Come abbiamo visto, l&#8217;uso del PEL coinvolge necessariamente l&#8217;allievo in un processo di autovalutazione basato sui livelli comuni di riferimento del QCER. Questi descrivono le competenze di L2 in relazione a cinque attivit\u00e0 comunicative (COMPRENSIONE DEL PARLATO, COMPRENSIONE SCRITTA, INTERAZIONE DEL PARLATO, PRODUZIONE DEL PARLATO E PRODUZIONE SCRITTA), ognuna delle quali \u00e8 suddivisa in sei livelli: A1 e A2 (utente base), B1 e B2 (utente indipendente), C1 e C2 (utente avanzato). I descrittori del can-do che definiscono i livelli di riferimento comuni sono stati sviluppati sulla base di una ricerca empirica finanziata dal <em>Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica (FNS <\/em>) (cfr. North 2000, Schneider &amp; North 2000). Questo schema generale \u00e8 riassunto nella &#8220;Griglia per l&#8217;autovalutazione&#8221; (Consiglio d&#8217;Europa, 2001: pp. 26-27; Appendice 1).<\/p>\n\n<p>Nell&#8217;ambito del progetto <em>Apprendimento delle lingue e cittadinanza democratica<\/em>, sono state elaborate due bozze di QCER (Consiglio per la cooperazione culturale, 1996a, 1996b), nonch\u00e9 una serie di proposte per lo sviluppo di PEL per diverse categorie di studenti di lingue (Consiglio per la cooperazione culturale, 1997a). La relazione finale del progetto raccomandava di sperimentare il QCER, di sviluppare ulteriormente il PEL e di incoraggiarne l&#8217;introduzione &#8220;su base sperimentale, seguita da una valutazione e da una messa a punto, in vista di un lancio su larga scala nell&#8217;Anno europeo delle lingue, il 2001&#8221; (Consiglio per la cooperazione culturale 1997b: p. 80).<\/p>\n\n<p><\/p>\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FONTE: D. Poco, Fr. Goullier e G. 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